venerdì 10 febbraio 2017

Corsi di formazione, deontologia e diritti umani. Un breve bilancio

di Lidia Borghi

La scelta formativa dell'Ordine Nazionale delle/i giornaliste/i è ampia; quella appena conclusa è una stagione di corsi i cui temi hanno spaziato dal reato di tortura alla violenza psicologica, dagli orientamenti sessuali presentati in tivù al sessismo, dai diritti umani connessi all'orientamento sessuale e all'identità di genere alla deontologia della Carta di Treviso e a quella di Roma, fino alla terminologia corretta nei confronti delle persone LGBT (lesbiche/gay/bisessuali/transgender), per citarne solo alcuni. Il ritardo dell'Italia nell'applicare i princìpi contenuti nei documenti ufficiali emessi dall'UE volti a tutelare le vite delle minoranze discriminate è l'elemento comune emerso in tutti questi eventi.

La violenza psicologica. L'importanza di avvocate/i specialiste/i che sappiano riconoscere la sottile violenza che nasce dalla manipolazione mentale è fondamentale.
Orientamenti sessuali e tivù. I giusti spazi generalisti per i soggetti LGBTQAI sono scarsi: manca la par condicio e a difettare è l'uso corretto di termini ormai di uso comune da parte di colleghe e colleghi, ma abbondano le parole d'odio.

Parole tossiche: il sessismo dalla grammatica a Facebook. il linguaggio ha una funzione fondamentale e deve aderire alla realtà, senza trasformare le parole in pietre, come nel caso del femminicidio: soprattutto i colleghi maschi non vogliono mettersi nei panni delle vittime e mettono in evidenza solo l'omicida.
Il reato di tortura. Le persone relatrici hanno fatto riferimento ai fatti del G8 di Genova per spiegare le drammatiche conseguenze psicofisiche delle torture fisiche e bianche. In Italia c'è il rifiuto del reato di tortura a cominciare dal Parlamento, in cui giace da mesi il dettato di legge. (CEDU, artt. 2 e 3, non soggetti a deroga).
No-minare. Sai di che cosa parli? - Media e omosessualità oggi, conoscere per informare. Sono stati esposti gli errori più frequenti rilevati sugli articoli del giornalismo di massa: l'ignoranza delle problematiche inerenti le famiglie omogenitoriali, la mancanza delle nozioni più elementari sulla legislazione vigente a proposito di stepchild adoption o riassegnazione del genere nelle persone transgender, le questioni di pedagogia sociale e l'omonegatività della Chiesa Cattolica.

Omosessualità e transessualità. Diritti umani e diritti civili. Come cambia un Paese. Fra le tante pecche riscontrate durante l'incontro, la più importante riguarda “il sistema nervoso della società” ovvero il giornalismo, una struttura traballante che pretende di continuare a passare sotto silenzio le questioni LGBT solo perché non farebbero agenda: si tratta di temi scomodi che, anziché stimolare all'azione le/i direttrici/tori delle testate, finiscono per sollecitarne l'omofobia dettata dall'omissione.

Deontologia sui minori e comunicazione corretta su bambini ed infanzia violata. Organizzato dall'UNICEF, il corso ha rilevato come la prudenza non sia mai troppa, quando si dànno notizie riguardanti l'infanzia; la Carta di Treviso (1990) si basa sulla Costituzione della Repubblica italiana e tutela prima di tutto l'anonimato delle creature. Mancano le inchieste sulla situazione dell'infanzia e, in merito al diritto di cronaca, occorre verificare sempre le fonti, evitare i sensazionalismi e l'enfasi, per non incappare nel fenomeno dell'emulazione; le creature non possono difendersi da sole.

Notizie fuori dal ghetto. Giornalisti/e insieme per conoscere e applicare la carta di Roma. La Carta di Roma (2008) tutela i diritti umani delle persone migranti, richiedenti asilo, rifugiate e vittime di tratta dell'essere umano e, a livello giuridico, impone al giornalismo il rispetto della verità sostanziale: la verifica accurata delle fonti (da noi scarsa), senza sensazionalismi e pregiudizi, la tutela dell'identità, evitando parole d'odio e il ricorso alle/i mediatrici/tori culturali. In Italia e in UE gli interventi nei confronti delle persone extracomunitarie sono extra legem e vengono gestiti dai Consolati e dalle forze di Polizia.

Un bilancio? Non del tutto negativo se si pensa alla situazione nazionale di qualche anno fa, ma molto resta da fare e manca la sensibilità per affrontare la questione delle minoranze/diversità: ognuna di esse è maltrattata a cominciare dalle parole, perciò è la deontologia professionale a doversene occupare: “la deontologia ODG è piena di soluzioni, ma quasi mai messe in pratica.” (Filippo Paganini, presidente ODG Liguria)

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